28 Nov

ICO: la nuova forma di finanziamento per startup e PMI innovative

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Il mercato finanziario si è trasformato nel tempo. Dal crowdfunding alle criptovalute e alle ICO, le imprese scelgono sempre più spesso nuovi strumenti di finanziamento, caratterizzati da benefici potenziali non indifferenti ma contestualmente anche da un rischio elevato.

Per imprese e finanziatori, nel mondo della finanza, uno dei mezzi più noti per raccogliere capitale di rischio è la cosiddetta IPO (Initial Public Offering) ossia l'offerta pubblica d'acquisto iniziale, mediante la quale l'impresa fa appello al pubblico di investitori mettendo in vendita le proprie azioni esistenti oppure emettendo nuove azioni al fine di aumentare il proprio capitale. Il mondo finanziario però si sta evolvendo e oggi deve confrontarsi con  nuovi strumenti di raccolta e nuove valute che hanno fatto il loro ingresso da già qualche anno, ma che negli ultimi tempi si sono affermate maggiormente: le criptovalute. Il nuovo strumento di raccolta utilizzato per reperire capitali nel mercato finanziario moderno è la ICO, Initial Coin Offering, mediante la quale un'impresa offre sul mercato dei ''token'' allo scopo di ottenere liquidità. A differenza della IPO, attraverso la quale l'impresa emittente offre  azioni e diritto di voto agli investitori al fine di ottenere capitale, nelle ICO l'impresa emette una moneta/token digitale che non conferisce quote azionarie o diritto di voto.

Ma se aderire a un' ICO non conferisce all'investitore la qualità di socio e nessun diritto di voto, cosa lo spinge ad aderire ?

Aderendo a un ICO il sottoscrittore, pur non acquistando quote della società, acquisisce diritti economici che sono legati all'andamento dell'impresa; i token emessi ed acquistati hanno dunque un valore che varia in funzione del rendimento societario. L'obiettivo dell'aderente all'ICO è ottenere un beneficio economico dato dal differenzale di valore del token maturato tra il momento dell'acquisto e la cessione sul mercato.

Gli investitori in pratica ''scommettono'' sull'andamento della società, confidando di ottenere dei capital gain.  Il loro guadagno potenziale si realizzerà dunque nel momento della cessione a terzi dei token acquistati. Negli ultimi anni, il valore delle criptovalute ha mostrato una crescita esponenziale, pertanto molti investitori preferiscono questa tipologia di investimento in alternativa alle tradizionali forme del mercato finanziario. Se da un lato le ICO attraggono investitori che confidano in profitti notevoli realizzati in tempi brevi, dall'altro, la poca trasparenza di questo mercato pone un freno alla raccolta.

A differenza delle IPO, infatti, non c'è un organo di vigilanza che controlla l'attuazione corretta delle procedure. In questo contesto è facile intuire che il terreno sia fertile per i truffatori. Oltre al rischio che una raccolta di capitali da parte di un'impresa in fase embrionale comporta, niente impedisce al proponente di darsi alla latitanza in piena ICO. Nonostante sia previsto che qualora non si raccolgano i capitali obiettivo le quote fintanto raccolte vadano restituite, non essendoci un'organo di controllo che faccia rispettare le regole l'investitore non ha tutela. Una regolamentazione, se il fenomeno continuerà a crescere, sicuramente arriverà ma c'è ancora da attendere. Il legislatore ha appena regolamentato la disciplina del crowdfunding, per il quale i tempi di attesa non sono stati brevi. 

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