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24 Mag

Cos'è il crowdinvesting e cosa aspettarsi dal futuro

Di  Equinvest
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Il crowdinvesting si riferisce a tre diverse tipologie di raccolta capitali attraverso piattaforme online: un fenomeno in crescita anche in Italia.

 Equity crowdfundinglending crowdfunding e invoice trading. Sono queste le tre modalità di raccolta di fondi online che costituiscono ciò che viene definito crowdinvesting, a sua volta sottoinsieme del più ampio crowdfunding.
Tra queste differenti tipologie la più conosciuta in Italia è sicuramente l’
equity crowdfunding, ossia la possibilità per un investitore finanziario di versare fondi a una startup o a PMI in cambio di quote societarie.
I primi tre mesi del 2017 hanno fatto 
segnare un record in termini di valore degli investimenti e numero di finanziatori: l’equity crowdfunding si presenta quindi come fenomeno in crescita, grazie anche agli sgravi fiscali e alle manovre finanziarie che hanno aperto le porte a tutte le PMI, non solo quelle innovative, sia sotto forma di SPA che di SRL.
Il 
lending crowdfunding invece riguarda il mondo dei prestiti: attraverso una piattaforma online il finanziatore presta una somma di denaro a persone fisiche o a società, in cambio di interessi e del rimborso del capitale. Questa forma di finanziamento è molto attiva all’estero, ma meno utilizzata nel nostro paese. Essendo una forma di intermediazione creditizia, infatti, l’attività è sottoposta alla vigilanza e alle norme della Banca d’Italia.
Con 
invoice trading si definisce invece la possibilità per un’impresa di cedere le proprie fatture al prezzo più competitivo sul mercato: l’azienda decide il prezzo minimo e ottiene così un anticipo “prosoluto”, ossia trasferendo l’onere del pagamento e l’eventuale recupero del credito da un debitore all'acquirente. L’invoice trading è molto utilizzato nel Regno Unito, mentre in Italia rappresenta uno strumento non ancora utilizzato secondo le sue potenzialità.

Secondo l’Osservatorio Crowdinvesting del Politecnico di Milano il crowdinvesting ha ottime prospettive per il futuro, a patto che venga supportato da agevolazioni e sgravi fiscali attualmente assenti. Se nel caso del’equity crowdfunding alcuni passi avanti sono stati fatti, per il lending crowdfunding risultano penalizzanti le aliquote che vanno a tassare gli interessi riscossi, da riportare sulla dichiarazione dei redditi.
Mentre l’invoice trading, caratterizzato da un importo medio di investimento più elevato rispetto alle altre forme di crowdinvesting, potrebbe avere una maggiore spinta dalla possibilità di parcelizzazione delle fatture, in modo da suddividere il rischio e aprire l’accesso anche a investitori con risorse più limitate.
Per il 2016 l’Osservatorio Crowdinvesting aveva ipotizzato una crescita 
fino a 120 milioni di euro per queste tre forme di finanziamento.
Ora non resta che attendere luglio 2017, quando verrà presentato il secondo report sul Crowdinvesting in Italia, per sapere se le aspettative sono state soddisfatte.

Letto 321 volte Ultima modifica il Mercoledì, 24 May 2017 09:11
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